
Naji Al AliNaji Al Ali, nato nel 1937 ad Al Shajarah, un villaggio vicino a Nazareth (in Galilea), a soli dieci anni dovette rifugiarsi in Libano (in un campo profughi vicino Sidone), dove ebbe modo di visitare le carceri locali e dove cominciò a disegnare:
"Ho cominciato ad usare il disegno come forma di espressione politica mentre mi trovavo nelle prigioni libanesi. Sono stato incarcerato dal Deuxième Bureau (il servizio di intelligence libanese) come conseguenza delle misure che il Bureau stava prendendo per contenere le attività politiche negli accampamenti palestinesi durante gli anni sessanta. Ho disegnato sulle pareti della prigione e successivamente Ghassan Kanafani, un giornalista ed editore della rivista Al-Hurriya, ha visto alcune di quelle illustrazioni e mi disse di continuare e che avrebbe pubblicato alcune delle mie vignette".
Ma in Libano la vita di un profugo era molto difficile: scarsa la possibilità di trovare un lavoro, scarsi gli spazi di libera espressione. Perciò Naji preferì trasferirsi in Kuwait, dove fece ogni sorta di mestiere (elettricista, meccanico…) prima di riuscire a costruirsi un originale e personale stile grafico per dedicarsi totalmente alle vignette.
Nel 1985 Naji finì con l'essere addirittura espulso dal Kuwait e, non trovando nessun paese arabo disposto ad accoglierlo, si trasferì in Gran Bretagna dove, per nulla turbato, continuò a lavorare presso la redazione londinese di Al-Qabas. Naji vinse da solo la sua battaglia contro la censura perché mai come allora le sue vignette circolarono su quotidiani e riviste in lingua araba, in ogni parte del mondo. Le sue vignette erano a dir poco irriverenti verso il potere politico arabo: Alali li riteneva privi di democrazia e li condannava duramente. I suoi disegni avevano una schiettezza ed una semplicità micidiale, riusciva a rendere comprensibili le ideologie più complesse. Non c'era giorno che Alali non riceveva minacce di morte. Riuscì persino a inimicarsi i rappresentanti dell'OLP e Yasser Arafat. Lo disegnò come un re con un passaporto pieno di visti internazionali accanto a quello completamente bianco di un palestinese, vestito malamente. Arafat si irritò moltissimo.
Il motivo del silenzio, della rinunzia di Handala? Naji Alali rispose più volte a questa domanda dicendo che avrebbe mostrato nuovamente il viso non prima che fosse tornato in Palestina. Ma Naji Alali non è più tornato e Handala non si è più voltato. Tuttavia, nonostante l'uccisione del suo autore, Handala - così come auspicava - non è mai morto.
Prima di essere ucciso disse: "Hanthala, who I created, will not end after my end. I hope that this is not an exaggeration when I say that I will continue to live with Hanthala, even after I die. "
Forse un giorno riusciremo a vedere il volto di Handala, il suo sguardo, a patto che - come invocato nei giorni scorsi dal Santo Padre, rivolgendosi ai governanti occidentali - ci si impegni seriamente per la pace: con coraggio, soprattutto in Palestina.
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Handala 1
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